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trasformandosi in calcio con emissione di una particella β (elettrone). 1125 marzo
1934 esce sulla rivista del CNR, la "Ricerca Scientifica", l'articolo Radioattività
provocata da bombardamento di neutroni- I, il primo di una lunga serie di lavori che
vedranno Fermi protagonista, insieme al suo gruppo, di un filone di ricerca i cui
esiti sono per ora assolutamente insospettati. Per procedere più rapidamente
Fermi chiede ad Amaldi e Segrè di lavorare con lui. Rasetti è richiamato dal
Marocco e il chimico Oscar D'Agostino, appena tornato per le vacanze di Pasqua
dal laboratorio dei Joliot-Curie, dove aveva appreso le tecniche di radiochimica,
è sollecitato a unirsi al gruppo. In poco tempo vengono irradiati con neutroni una
sessantina di elementi e in almeno quaranta di questi vengono scoperti, e spesso
identificati, nuovi elementi radioattivi. I risultati ottenuti dal gruppo dei "ragazzi di
via Panisperna" dimostrano tutti i vantaggi del lavoro di équipe, introdotto per la
prima volta proprio a Roma. La grande importanza di questi risultati è immedia-
tamente evidente. Il 24 aprile Ernest Rutherford, il padre della fisica nucleare,
si complimenta con Fermi per il successo degli esperimenti: «Mi congratulo con
lei per il successo della sua fuga dalla sfera della fisica teorica. Sembra proprio
che lei abbia trovato una buona linea di ricerca per cominciare». Nel procedere
con il bombardamento sistematico, Fermi e il suo gruppo, all'inizio dell'estate,
arrivano a irradiare il torio (numero atomico 90) e l'uranio (numero atomico 92),
ma la naturale attività di questi elementi ostacola l'identificazione dei nuovi radio-
nuclidi artificiali ottenuti. Fermi e il suo gruppo dimostrano che l'attività di tali
radionuclidi non è dovuta ad alcuno degli isotopi di elementi compresi fra il
piombo e l'uranio, cioè con numero atomico compreso fra 86 e 92. Il gruppo è
convinto di avere prodotto e identificato due elementi transuranici che vengono
battezzati "esperio" e "ausonio" e accantona la possibilità che il nucleo di uranio
possa scindersi in "molti grandi pezzi" ciascuno dei quali può essere un isotopo di
elementi noti ma lontani dall'uranio e dal torio nella tavola periodica. Questa
ipotesi, esplicitamente avanzata dalla chimica tedesca Ida Noddack in un suo
articolo del 1934 regolarmente inviato a Fermi, implica un tipo di reazione
nucleare completamente nuovo e viene rapidamente accantonata. Altri quattro
anni di ricerche portate avanti nei laboratori più importanti dell'epoca saranno
necessari per svelare l'enigma dei "transuranici".
Nell'autunno del 1934 Fermi assegna ad Arnaldi e Bruno Pontecorvo, appena
laureato, il compito di stabilire una scala quantitativa delle attività indotte negli
Il "Segno Romano", una camera a elementi bombardati. I due si trovano subito di fronte a una serie di problemi
ionizzazione utilizzata dal gruppo perché l'intensità della radioattività ottenuta sembra dipendere dal materiale su
Fermi
cui vengono posti la sorgente e l'elemento da irradiare, come ricorda Amaldi:
«Certi tavoli con sopra uno spettroscopio avevano proprietà miracolose; l'argento
irradiato su quei tavoli diventava molto più attivo rispetto a quando veniva
irradiato su altri tavoli di marmo nella stessa stanza». Per chiarire il mistero
vengono eseguite osservazioni sistematiche a partire dal 18 ottobre, come risulta
dal taccuino Bl, conservato alla Domus Galilaeana, dove vengono registrati i da .
di questo periodo. In particolare Amaldi effettua una serie di misure all' esterno
e all'interno di una sorta di casetta di piombo, il cosiddetto "castelletto", le cui
pareti hanno 5 cm di spessore che serve da schermo per le radiazioni. I risultati
mostrano chiaramente che, mentre all'esterno la capacità di attivazione decresce
rapidamente con l'aumento della distanza fra sorgente ed elemento irradiato,
158 L'opera scientifica di Enrico Fermi Luisa 80;

